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    Cagliari Marina

Itinerario turistico “tra natura ed ambiente”

Il Monte Urpinu è uno dei numerosi colli di Cagliari: alcuni di essi oggi sono ridotti in altezza a causa dell’attività di cava, che nel tempo li ha parzialmente spianati, altri sono ormai ricordati soltanto nella toponomastica. Tutti però contribuiscono a segnare i frequenti dislivelli che la città presenta fino ad alternare salite e discese, talvolta suggestive, talaltra faticose, che danno un’impronta particolare all’insediamento urbano.

Dal Monte Urpinu può partire un itinerario singolare e certamente inaspettato, dove natura, ambiente e interventi dell’uomo si fondono in un singolare connubio. Il lungo viale Europa attraversa il crinale del Monte Urpinu, conducendo ad uno dei luoghi più spettacolari della città, che da qui può essere vista a 360°. L’occhio spazia verso la città storica che emerge soprattutto con il profilo inconfondibile del Castello con le sue torri e le sue cupole, e verso il Castello di S. Michele. Dalla parte opposta si vede la lunga spiaggia del Poetto dominata dal caratteristico promontorio con la depressione rocciosa della Sella del diavolo e, all’interno, le vasche regolari delle Saline con il vasto complesso degli stagni di Molentargius.

Dopo la veduta generale nel punto più alto, in prossimità della statua di S. Francesco d’Assisi, librata verso il cielo. Da qui si può prendere un mezzo e scendere lungo il viale, prima di fermarsi nella vasta area a verde del Monte Urpinu, in realtà un rilievo alto poco meno di 100 m, oggi decisamente meno esteso di un tempo a causa della notevole attività costruttiva che ne ha interessato le pendici con la urbanizzazione del dopoguerra, soprattutto residenziale.

Prima di lasciare il Monte Urpinu, attraverso la via Gemelli si giunge alla moderna chiesa dei SS. MM. Giorgio e Caterina dei Genovesi con annesso l’interessante Museo dell’Arciconfraternita dei Genovesi. La chiesa è la sostituzione di quella seicentesca, semidistrutta il 13 maggio 1943 dalle bombe angloamericane e situata nella via Manno. Il Museo, sul fianco destro della chiesa, custodisce molti pezzi recuperati dal primitivo edificio.

Imboccata la via della Pineta si arriva all’inizio del viale Poetto, dove sorgono i resti del glorioso stadio Amsicora, costruito negli anni Trenta del Novecento. Oggi ospita impianti sportivi ed un’attrezzata palestra.

Superato il ponte si può prendere il viale che consente due alternative: il borgo di S. Elia con il Lazzaretto, centro di mostre ed esposizioni, o, attraverso l’insediamento di S. Bartolomeo, la spiaggia di Calamosca.

Il borgo di S. Elia nasce intorno al 1950 per dare alloggio ai pescatori della Marina e ai senza tetto, sviluppandosi sulle pendici del colle omonimo con una serie di case che si dispongono intorno alla moderna chiesa parrocchiale. Oltre il viale alberato che si apre fino al mare si trova la parte più recente con palazzi multipiano. In realtà questa zona risulta già frequentata in età preistorica e poi storica anche come luogo di avvistamento e di difesa: lo indica, poco più avanti, la torre del Prezzemolo, una delle tante costruzioni costiere disposte lungo il periplo dell’isola.

In uno spiazzo che si affaccia verso il mare si vede l’antica costruzione del Lazzaretto, adattata a centro culturale. Fu edificato a partire dal Seicento per ricoverare appestati e quarantenanti in una zona allora lontana dalla città e fu più volte ampliato fino al progetto del primo Ottocento che lo sopraelevò di un piano: fu così possibile separare gli alloggi per le persone e i locali per il controllo delle merci provenienti da zone infette, situati nel piano terra. Alla fine dell’Ottocento divenne ricovero per bambini malati e poi per gli affetti da tifo fino ad essere occupato dai senza tetto che avevano perso la casa durante i bombardamenti del 1943. Dopo anni di abbandono, nel 2000 fu riaperto dopo la sua trasformazione in spazio culturale su progetto dell’arch. Andrea De Eccher.

Dal Lazzaretto attraverso un percorso non sempre agevole si può salire al Forte di S. Ignazio, una interessante costruzione realizzata su un pianoro del colle di S. Elia, che ha una storia geologica risalente almeno a quindici milioni di anni fa. Il Forte risale al 1793 ed è strettamente collegata all’attacco dei rivoluzionari francesi nella parte meridionale dell’isola, fallito grazie ad una tempesta che contribuì a respingere le navi nemiche e per la resistenza locale.

Ritornati attraverso il viale alberato si può prendere a destra dove in un piazzale sorge la chiesa di S. Bartolomeo, un tempo vicina al Bagno Penale per i condannati ai lavori forzati.

Si può proseguire lungo il viale alberato a destra della chiesa per raggiungere la piccola ma suggestiva spiaggia di Calamosca, sormontata da un colle dove è situata la Torre dei Segnali. E’ una delle torri più poderose tra quelle costiere, realizzata nel 1638 come ricorda la lapide murata all’esterno, anche per accogliere cannoni di grosso calibro. Ritornati nella piazza S. Bartolomeo e lasciate le caserme alle spalle, si percorre la via Vergine di Lluc, per svoltare a destra lungo il viale Poetto dove si giunge ad una ulteriore alternativa che consente di entrare nel porticciolo turistico di Marina Piccola o di proseguire lungo la bella spiaggia del Poetto.

Il porticciolo è preceduto da una gradevole passeggiata con luoghi di sosta ed un piccolo anfiteatro ed è attrezzato con i servizi necessari ai diportisti. Il lungo litorale del Poetto alterna tratti occupati da stabilimenti privati e da aree attrezzate ad ampi settori riservati alla spiaggia libera in un percorso continuo che si congiunge con la spiaggia di Quartu S. Elena a ridosso delle saline, oggi delimitate da un’arteria di scorrimento che lambisce le zone umide. Sistemata a partire dagli anni Venti del Novecento, la spiaggia è stata interessata negli ultimi anni da un discutibile ripascimento che ne ha ampliato l’arenile a discapito del candore della sabbia di un tempo.

Oggi accoglie i bagnanti su un lungomare che ospita villini e abitazioni, stabilimenti balneari, l’ippodromo, posti di ristoro e due singolari edifici tra loro vicini ma contrastanti nell’uso, nelle dimensioni, nelle caratteristiche costruttive: l’ex Ospedale marino, già Colonia marina DVX (1938) e la torre di Bocario, risalente al sec. XVII, una delle numerose costruzioni costiere disseminate nel perimetro della Sardegna in età spagnola e piemontese a guardia delle coste contro epidemie, sbarchi clandestini e contrabbando.

Ritornando indietro lungo il viale Poetto, giunti alla via Tramontana si può voltare a destra per la visita alla città del sale, già sede del Monopolio di Stato. Il vasto e interessante complesso sorge su un luogo utilizzato per la raccolta del sale da tempo immemorabile. Già sfruttato da Punici e Romani, ceduto nell’XI sec. ai Monaci Vittorini , ha conosciuto nel corso dei secoli le corvées degli abitanti dei paesi limitrofi e il lavoro dei forzati. La sistemazione attuale risale principalmente agli anni Trenta del Novecento su iniziativa del Monopolio di Stato per il luogo di lavoro e la residenza dei dipendenti. Conclusa la visita, riprendendo l’asse mediano si ritorna in città attraverso i quartieri sorti negli ultimi decenni del Novecento fino a largo Gennari, dove si può concludere la visita.

Il percorso si può completare con una visita a tre luoghi ubicati nella parte nordoccidentale della città, che richiedono l’uso di un mezzo di locomozione: il Parco di Monte Claro, il Castello di S. Michele e l’ex Vetreria. Al primo si giunge attraverso la via Cadello lungo la quale si apre la monumentale cancellata in ferro d’ingresso. Appartenente all’Amministrazione Provinciale di Cagliari, la vasta e articolata zona verde è situata in un luogo particolarmente importante poiché vi furono trovati i resti di presenze umane risalenti all’età neolitica con oggetti propri della cultura di Monte Claro, che proprio da questo sito prende nome. Si sviluppa per declivi dolci e sistemati a prato o ad alberi d’alto fusto e comprende vasche e fontane, aree di sosta e di gioco lungo un percorso che si snoda su livelli diversi. Nella sommità è possibile vedere un edificio, oggi in disuso, la Villa Clara, che agli inizi del Novecento diede il nome al Manicomio Provinciale, oggi dismesso dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici.

Addentrandosi nel popolare quartiere de Is Mirrionis, attraverso le vie Monsignor Piovella e Cinquini, si giunge invece ai piedi del Castello di S. Michele, posto alla sommità dell’omonimo colle, oggi al centro di un vasto parco pubblico e sede di esposizioni e manifestazioni culturali. E’ certo evidente la posizione strategica della costruzione, che permetteva il controllo verso il mare e verso l’entroterra della pianura del Campidano. Le vicende del sito sono lunghe e complesse, oltre che cariche di storia. A metà del Duecento, infatti, i Pisani costruirono parte dell’edificio sulla preesistenza di una chiesa medioevale.

Nel 1327, Alfonso d’Aragona concesse il castello con l’obbligo di restaurarlo e difenderlo a Berengario Carroz, arrivato in Sardegna con le truppe catalane nel 1323. Il castello fu  usato come residenza dai Carroz fino al sec. XVI. Usato come lazzaretto per la peste di metà Seicento, fu munito di nuove fortificazioni per l’assedio francese del 1793 per divenire nella prima metà dell’Ottocento caserma per i militari Invalidi. Cancellato nel 1867 dall’elenco delle fortificazioni dell’isola, fu venduto al Marchese Edmondo Roberti di San Tommaso, più volte sindaco di Cagliari. Dopo la seconda guerra mondiale, fu stazione radio della Marina Militare per essere abbandonato e passare al Comune che dal 1990 ha realizzato un progetto per trasformarlo in centro culturale.

Ritornati nella via Cadello si può proseguire per l’agglomerato di Pirri, grosso centro di origini agricole aggregato al comune di Cagliari nel 1928 ed ancora oggi sua frazione. Dalla piazza Italia, si può percorrere il viale omonimo, principale arteria dell’abitato, dove è situata la ex Vetreria, divenuta dopo un accurato recupero un centro polifunzionale.  In origine era uno stabilimento enologico con annessa distilleria che testimonia lo sviluppo industriale cittadino ai primi del Novecento. Il progresso economico e i benefici finanziari permisero successivamente di aggiungervi una vetreria (si conservano ancora gli antichi forni di cottura del vetro in mattoni refrattari).

Lungo il viale Italia l’edificio si sviluppa a corte con una torretta e strutture che utilizzano sia la pietra sia i mattoni di terra cruda, tipici della tradizione costruttiva del Campidano di Cagliari. Nella via Ampére si collocava invece la distilleria con garbati fregi Liberty. Abbandonata la produzione negli anni Sessanta, il complesso industriale è progressivamente degradato fino all’utilizzo promosso dalla circoscrizione di Pirri come spazio di aggregazione, cultura e spettacolo. Ultimamente il Comune di Cagliari ha portato a termine un importante intervento di recupero delle strutture architettoniche originarie fino a renderlo un centro polifunzionale che ospita mostre, manifestazioni culturali e teatrali, attività di carattere sociale.